L’Arte della Guerra applicata al trading sportivo

L’Arte della Guerra applicata al trading sportivo

Come molti altri professionisti, ho trovato ispirazione nell’antico trattato di Sun Tzu, “L’Arte della Guerra“, per affinare il mio approccio al trading sportivo.

Si tratta di un interessante parallelismo tra il più classico, antico e famoso testo di arte militare esistente e lo sport trading, un campo dove strategia, tattica e mindset giocano ruoli fondamentali.

Ho provato a fare una riflessione su questi parallelismi e su come i principi senza tempo di Sun Tzu possono essere applicati a questo campo unico, trasformando il modo in cui operiamo e pensiamo nel trading sportivo.

La strategia: il cuore del successo

Sun Tzu enfatizza l’importanza della strategia come la chiave per vincere ogni battaglia e, allo stesso modo, nel trading sportivo, la strategia rappresenta il disegno complessivo che guida ogni decisione.

Per me, questa strategia è basata su una comprensione profonda dei mercati sportivi, un’analisi accurata dei dati storici e una selezione ponderata degli eventi su cui investire. Oltre a questo, che credo sia basilare quanto importante, la mia è una strategia che dura sul lungo termine e che parte da una preparazione mentale e fisica, oltre che organizzativa. 

Sun Tzu dice: “La strategia senza tattiche è il cammino più lento verso la vittoria. Le tattiche senza strategia sono il rumore prima della sconfitta.” Questo significa che una strategia ben definita deve essere supportata da tattiche efficaci. Nel mio caso, la strategia si focalizza su eventi specifici, scegliendo mercati come, prendendo d’esempio il calcio, il mercato dei goal e applicando una metodologia rigorosa per valutare le probabilità di successo. 

Conoscere sé stessi e “l’avversario”

Uno dei principi cardine di Sun Tzu è “Conosci te stesso e conosci il tuo nemico. Mille battaglie, mille vittorie.” Nel contesto del trading sportivo, questo si traduce nella necessità di comprendere sia le proprie capacità e limitazioni, sia le dinamiche del mercato che dei bookmakers.

Conoscere sé stessi significa essere consapevoli delle proprie emozioni, dei propri punti di forza e delle proprie debolezze. Ad esempio, ho imparato che il mio punto di forza risiede nella mia capacità di analisi dettagliata e nel mantenere un mindset positivo anche di fronte alle perdite. Al contrario, ho dovuto lavorare duramente per migliorare la gestione dello stress e la disciplina nel seguire rigorosamente la mia strategia senza farsi influenzare dalle fluttuazioni momentanee del mercato.

Conoscere il “nemico”, che nel trading è il mercato, implica un’analisi continua e dettagliata dei dati, delle statistiche e delle tendenze. Questo include lo studio delle performance passate delle squadre, delle condizioni meteo e perfino, delle formazioni e delle strategie degli allenatori. Solo con una comprensione approfondita di questi elementi si può sperare di fare previsioni accurate e prendere decisioni informate.

L’importanza della flessibilità

Sun Tzu insegna che la flessibilità è essenziale per il successo. “In guerra, la situazione è fluida; coloro che non sono in grado di adattarsi alla situazione saranno sconfitti.” Questa lezione è estremamente rilevante nel trading sportivo, dove le condizioni del mercato possono cambiare rapidamente e inaspettatamente.

Per me, la flessibilità si traduce nella capacità di adattare le tattiche in tempo reale. Ad esempio, durante una partita, le condizioni possono cambiare drasticamente a causa di infortuni, espulsioni o cambiamenti climatici. Essere in grado di reagire prontamente a questi cambiamenti e adattare la propria strategia è fondamentale. Utilizzo strumenti di analisi live per monitorare continuamente le partite e fare aggiustamenti rapidi alle mie posizioni.

Questa, come è facile intuire, è una delle qualità che di base può essere innata ma che è possibile allenare, migliorare e accrescere nel tempo. Come? Solo con uno studio costante, che poi è in effetti il prossimo punto che voglio approfondire. 

La preparazione: La chiave del successo

La vittoria si ottiene prima ancora di entrare in battaglia,” scrive Sun Tzu. Questo principio sottolinea l’importanza della preparazione meticolosa, costante, metodica e trasversale. Nel trading sportivo, la preparazione significa raccogliere dati, analizzare statistiche, studiare le squadre e i giocatori, e sviluppare una strategia solida basata su queste informazioni.

La mia preparazione inizia con l’analisi dei dati storici e delle performance passate. Utilizzo fogli di calcolo e database personalizzati per tracciare i risultati e identificare modelli ricorrenti. Inoltre, studio le tendenze attuali del mercato e le condizioni specifiche di ogni partita. Questa fase di preparazione mi permette di avere una base solida su cui costruire le mie previsioni e prendere decisioni informate. Richiede tempo? Senza dubbio. Ma credo che il primo è migliore investimento che si possa fare è sulla gestione del proprio tempo.

La gestione del rischio

Sun Tzu ci insegna anche l’importanza di valutare e gestire il rischio. “Chi conosce i rischi e come evitarli sarà vittorioso.” Nel trading sportivo, la gestione del rischio è cruciale per il successo a lungo termine. Questo include la determinazione di quanto capitale investire in ogni evento e l’implementazione di strategie di diversificazione per minimizzare le perdite potenziali.

Io applico molto tempo alla gestione del rischio, diversificando le mie posizioni tra diversi eventi e mercati. Utilizzo anche tecniche di stop-loss per proteggere il mio capitale in caso di risultati sfavorevoli. Questo approccio mi permette di mantenere una stabilità finanziaria e di ridurre l’impatto delle perdite inevitabili. Ovviamente questo è un argomento molto soggettivo. Il rischio, infatti, o la percezione di esso, è qualcosa di molto personale e soggettivo: esistono professionisti del trading che hanno una propensione al rischio molto bassa ed altri che invece si sentono motivati ed esaltati dal rischio stesso, tanto da considerarlo un punto a favore per la propria strategia, come uno stimolo per uscire dalla propria zona di comfort. L’importante è capire come calibrare la cosa secondo le proprie attitudini. 

La psicologia del trading

Sun Tzu dice: “Il più grande nemico è dentro di noi.” Questa affermazione sottolinea l’importanza del controllo emotivo e della disciplina mentale nel trading sportivo. Le emozioni possono influenzare negativamente le decisioni e portare a comportamenti impulsivi e irrazionali.

Negli anni di attività professionale nello sport trading ho imparato che il controllo delle emozioni è essenziale per il successo, ma anche per avere il controllo sui momenti negativi. Questo include mantenere la calma durante le perdite e rimanere disciplinati nel seguire la strategia stabilita. Pratico tecniche di mindfulness e meditazione per mantenere la mente lucida e focalizzata. Inoltre, evito di prendere decisioni affrettate basate su impulsi emotivi e mi concentro invece su analisi razionali e ponderate. Qui puoi approfondire alcuni aspetti della psicologia di un trader.  

La perseveranza e la pazienza

La perseveranza conduce al successo” insegna Sun Tzu. Nel trading sportivo, la perseveranza e la pazienza sono virtù indispensabili. Il successo non arriva dall’oggi al domani; richiede tempo, dedizione e la capacità di imparare dai propri errori.

Ho sperimentato personalmente l’importanza della perseveranza. Ci sono stati momenti in cui le perdite ci sono state, come d’altra parte possono esserci momenti down in ogni ambito professionale, ma la determinazione a migliorare e la volontà di imparare dai miei errori mi hanno permesso di superare le difficoltà. Ogni perdita è un’opportunità per apprendere e affinare la mia strategia. La pazienza mi aiuta a rimanere focalizzato sugli obiettivi a lungo termine e a non essere distratto dai risultati a breve termine. 

Conclusioni

Sembra strano, eppure un libro così antico sembra scritto oggi, frutto del mondo in cui viviamo. L’Arte della Guerra di Sun Tzu offre insegnamenti preziosi che possono essere applicati con successo al trading sportivo. Dalla strategia alla flessibilità, dalla preparazione alla gestione del rischio, dai controlli emotivi alla perseveranza, ogni principio ha una rilevanza diretta nel nostro campo. Applicando questi insegnamenti, possiamo trasformare il nostro approccio al trading sportivo, migliorando le nostre decisioni e aumentando le nostre probabilità di successo.

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Guida allo sport trading

Guida allo sport trading

Introduzione

Lo sport trading (o trading sportivo) è una pratica sempre più diffusa tra gli appassionati, principianti o esperti, di sport e di finanza, che permette di sfruttare le fluttuazioni delle quote per realizzare un profitto. 

È un argomento spesso fonte di confusione, dove il concetto di sport trading viene erroneamente equiparato al betting. 

Ho pensato fosse utile approfondire, esplorarlo e fare una panoramica sull’argomento. Mi sono avvicinato al tema ormai da diversi anni, e ho fame di condivisione. Per questo motivo ho pensato a questo articolo come una guida completa per chi vuole avvicinarsi a questa disciplina, fornendo informazioni dettagliate, consigli pratici e qualche esperienza personale nella professione di sport trader.

Cos’è lo Sport Trading?

Partiamo dalle basi! Cosa si intende per Sport Trading?

Lo sport trading significa investire nell’acquisto e nella vendita di quote relative agli eventi sportivi, non solo prima che questi inizino, ma anche durante lo svolgimento, sfruttando le variazioni e le oscillazioni di quote con lo scopo di ottenere un guadagno. A differenza delle scommesse tradizionali e del betting, con il quale non si deve far confusione, lo sport trading richiede un’analisi approfondita, velocità di esecuzione e una buona dose di controllo emotivo.

E prima che ti sorgano dubbi e perplessità, voglio tranquillizzarti subito che sia la velocità, la capacità di analisi e il controllo sono aspetti personali sui quali è possibile lavorare, che si possono migliorare. 

Perché fare Sport Trading?

Le ragioni che spingono le persone verso lo sport trading sono diverse. Tuttavia, anche se il motivo che spinge ognuno di noi ad avvicinarsi alla materia possono essere di varia natura, è possibile estrarre 3 grandi ragioni:

  • Profitto: Se eseguito correttamente, lo sport trading può generare guadagni consistenti.
  • Emozione: La dinamicità dello sport trading offre un’esperienza senza dubbio eccitante e coinvolgente, soprattutto quando le conoscenze delle dinamiche e il metodo si affina.
  • Controllo: A differenza delle scommesse tradizionali, lo sport trading permette di limitare le perdite e gestire meglio i rischi, nonostante siano comunque presenti.

Primi Passi nello Sport Trading

Informarsi e Formarsi

Prima di iniziare, è fondamentale avere una buona conoscenza dello sport su cui si intende fare trading e comprendere i meccanismi di base, magari seguendo corsi, leggendo libri specifici e partecipando a forum o unendoti a una community come questa, nella quale confrontarsi e approfondire.

Scegliere un Exchange Affidabile

La seconda cosa da fare dopo il primo approccio al tema è la scelta della piattaforma di exchange su cui operare. Si può praticare il trading sportivo esclusivamente tramite specifiche piattaforme denominate betting exchange. Ma cosa si intende per betting exchange? Si tratta della piattaforma attraverso la quale si effettuano le transazioni nel trading sportivo, agendo come intermediario tra i vari trader. Bisogna valutare la liquidità, le commissioni, la facilità d’uso e l’affidabilità. 

Impostare un Budget

Determinare in anticipo quanto denaro si è disposti a investire e attenersi a questo budget è essenziale per una gestione del rischio efficace. Il rischio, ovviamente, c’è. Proprio per questo in una fase iniziale, quando non ci si sente pronti e abbastanza preparati, l’unico controllo che è possibile avere è sul budget. Va detto, tuttavia, che lo sport Trading non è un’attività per prudenti. 

Strategie di Sport Trading

A differenza delle scommesse, lo Sport Trading prevede uno studio metodico di quelle che possono essere le strategie. 

Partiamo dalla premessa che esistono due tipologie di azioni eseguibili nel trading sportivo:

1. “Punta“: Coinvolge l’apertura di una posizione d’acquisto (long) di una quota, simile al concetto di piazzare una scommessa.

2. “Banca“: Implica l’apertura di una posizione di vendita (short) di una quota, comportandosi in modo simile a un bookmaker e assumendo un rischio maggiore, talvolta superiore all’importo iniziale scommesso.

Di solito, dopo aver eseguito una puntata o una bancata, si cerca di chiudere la posizione al momento dell’inizio dell’evento sportivo per ottenere un profitto. Tuttavia, l’andamento del match può essere sfavorevole, portando a una perdita per il trader. Durante l’evento, è possibile scambiare le posizioni solo se c’è un altro trader disposto ad accettarle, ma su piattaforme frequentate da molti trader, trovare controparti non è difficile.

Ma quali sono le principali strategie nello Sport Trading? Facciamo una breve panoramica.

Trading Pre-Evento

Consiste nel piazzare azioni prima dell’inizio dell’evento, per poi chiuderle con profitto (o limitare le perdite) una volta che le quote si sono mosse a favore.

Trading In-Play

Il trading in-play si svolge durante l’evento sportivo e richiede una grande reattività, oltre alla capacità di interpretare correttamente l’andamento della gara.

Cash Out Strategico

Il cash out è una funzione che permette di chiudere una scommessa prima della conclusione dell’evento, garantendo un profitto o limitando una perdita. Sapere quando utilizzarlo è fondamentale.

Quali sono le differenze tra Trading Sportivo e scommesse?

Il trading sportivo si distingue per la sua natura tecnica rispetto alle scommesse tradizionali. Contrariamente agli scommettitori, che si basano principalmente sul loro entusiasmo per lo sport senza condurre analisi dettagliate sulle quote su cui scommettere, i trader sportivi utilizzano la matematica e strategie complesse piuttosto che la sola passione. 

Mentre in una scommessa l’utente semplicemente piazza una puntata e attende il risultato finale dell’evento per sapere se ha vinto o perso, nel trading sportivo è possibile vendere o acquistare posizioni durante l’evento stesso, sfruttando le fluttuazioni delle quote per realizzare un profitto prima ancora che l’evento si concluda.

Questa capacità di operare in tempo reale aggiunge una dimensione dinamica al trading sportivo, consentendo ai trader di adattarsi alle variazioni di scenario durante una partita e di prendere decisioni basate su analisi in corso d’opera. Si tratta di un approccio che richiede non solo una profonda comprensione dello sport in questione, ma anche una solida base di conoscenze finanziarie e di gestione del rischio.

Tuttavia, nonostante le differenze sostanziali nelle metodologie e nelle competenze richieste, sia il trading sportivo che le scommesse sono entrambe regolamentate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM). Questo significa che, nonostante l’approccio più analitico del trading sportivo, entrambe le attività sono soggette a normative e controlli per garantire che le attività vengano svolte in maniera responsabile.

Consigli per il Successo

Come si fa, quindi, a diventare un trader sportivo di successo?

Le caratteristiche per diventare un trader sportivo professionista sono tante, ma voglio porre l’attenzione su alcune di esse: 

  • Gestione del Rischio: Non investire mai più di quanto si è disposti a perdere e utilizzare tecniche di gestione del rischio come il stop loss.
  • Disciplina: Mantenere la calma e seguire la strategia prefissata, evitando decisioni impulsive.
  • Analisi Continua: Studiare costantemente gli eventi sportivi, le statistiche e le notizie può fornire un vantaggio competitivo.
  • Registrazione e Valutazione: Tenere un diario di trading per registrare le operazioni effettuate e valutare periodicamente la propria performance può essere molto utile, soprattutto quando all’inizio si cerca dimestichezza con l’argomento.

Conclusioni

Lo sport trading è un’attività che, sebbene possa essere molto redditizia, comporta dei rischi. L’informazione, la formazione continua e una gestione prudente del proprio capitale sono i pilastri per trasformare questa pratica in una fonte di guadagno costante.

Ricorda: la chiave del successo nello sport trading è l’equilibrio tra conoscenza, strategia e controllo emotivo.

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La paura di finire il budget nel trading

La paura di finire il budget nel trading

Il timore di finire il budget è tipico del lavoro dello Sport Trader. A me è accaduto di provarlo, soprattutto nella fase iniziale.

Ormai da molti anni ho una strategia impostata su “High Stake”: pochi movimenti mensili a fronte di importi elevati di investimento. 

Un tipo di approccio che mi sento di consigliare a chiunque voglia svolgere questa attività al meglio, nella misura in cui garantisce la tranquillità sia per la psiche sia per il portafogli. 

Si tratta di una strategia che sul lungo periodo mi lascia davvero tranquillo, grazie ai dati e alle esperienze delle stagioni precedenti che ne confermano la solidità.

Negli anni passati però un piccolo grande dubbio mi agitava: e se non avessi sufficiente budget per arrivare alla fine della stagione?

Ritengo che la tematica possa essere affrontata da due punti di vista:

  • Il rapporto stake / budget
  • la gestione di una bad run

Il rapporto Stake / Budget

La prima possibile causa di questa paura è un errato rapporto tra stake e budget a disposizione.

Tale rapporto è codificato dalla personale strategia di money management, ossia dalle regole adottate per gestire il budget a disposizione.

Come già sottolineato, è bene compiere delle scelte ben precise per strutturare il proprio piano di azione.

Nel mio caso, ad esempio, considerando la quantità dei movimenti giornalieri (massimo 1 al giorno in settimana e massimo 3 al giorno nel weekend) le domande da porsi sono le seguenti:

  • quanti stake complessivi ho a disposizione? 
  • in quante parti divido il mio budget? 
  • quanti errori consecutivi sono in grado di sopportare economicamente?
  • quanta “ampiezza di varianza” posso gestire con il mio budget complessivo?

Le risposte sono soggettive, nella misura in cui esiste per ognuno di noi una soglia che ci fa stare tranquilli ma non troppo.

“Non troppo” perché esiste anche il problema opposto: ovvero avere troppi stake a disposizione ed essere troppo leggeri, superficiali e poco concentrati nelle proprie scelte.

Ad esempio, nella stagione passata la mia serie negativa più lunga (in gergo chiamata bad run) è stata di 4 movimenti consecutivi. Nella stagione precedente, invece, nonostante la chiusura con un saldo positivo, nel mese di Febbraio 2021 ho dovuto gestire una serie di 7 eventi consecutivi. Eventi che diventano 11 se consideriamo l’intervallo di un unico evento positivo (quindi ben 10 eventi negativi su 11).

Analizzando il mio database storico ho osservato che un evento simile è stato abbastanza insolito nel mio percorso di Sport Trader. Una serie così lunga è di solito alimentata non solo da varianza e normalissimi errori di valutazione, ma anche da una fase di tilt prolungato che altera il processo decisionale ordinario. Questa serie negativa record, risale infatti a un mese molto complicato dal punto di vista personale e imprenditoriale, che ha inciso direttamente sul mio equilibrio di Trader.

Ad ogni modo quella stagione si è poi conclusa in modo positivo, il che ha dimostrato la capacità del mio impianto strategico di reggere anche a rotture prolungate ed eventi straordinari.

Ma cosa sarebbe successo se non avessi avuto budget per proseguire?

Di sicuro, sarebbe stato disastroso economicamente e psicologicamente.

Per questo motivo è fondamentale scegliere attentamente il rapporto stake/budget facendo ipotesi, analizzando i dati storici e l’entità massima di un periodo negativo. In questo modo garantiamo a noi stessi la possibilità di proseguire economicamente anche dopo eventi negativi. Oltre che misurare il rendimento della stagione sul lungo periodo, come è giusto che sia.

A tal fine, sempre analizzando il mio database storico, ho rilevato 5 stake di media come massimo punto negativo in condizioni ordinarie e 10 stake come evento straordinario. Sulla base di questi parametri ho impostato il rapporto 1 a 15, ossia ho valorizzato il mio stake base come 1/15 del mio budget complessivo.

Perché 15 e non 20 o 30 per stare più tranquillo?

Semplice: sempre una scelta dettata dai dati. Ho notato infatti, che per me esiste anche il problema opposto: troppi stake a disposizione riducono l’ambizione e la concentrazione per la protezione del budget. In pratica, limitare lo stanziamento economico a quanto razionalmente necessario equivale a porre una limitazione che mi rende più lucido e performante.

Del resto accade in tutti i campi professionali: la ristrettezza delle risorse ha da sempre favorito l’ottimizzazione, mentre al contrario l’abbondanza eccessiva spesso induce allo spreco.

Per questo motivo è per me fondamentale dotarmi di un rapporto stake/budget tale da non avere razionalmente problemi di dimensionamento e continuità, ma allo stesso tempo contenerlo al punto giusto per concedermi la possibilità di essere maggiormente performante.

Ed è proprio così che mi organizzo per la gestione delle mie risorse.

Ho un budget più alto rispetto al valore dello stake che voglio gestire quotidianamente. Come lo utilizzo? Preferisco costituire una riserva di budget straordinaria. In questo modo le risorse in più non influiscono sul valore medio dei miei investimenti, però mi regalano la tranquillità di poter gestire eventi straordinari o di aumentare lo stake durante la stagione, se necessario.

La mia soluzione preferita è “immobilizzare” le riserve straordinarie in investimenti senza finalità di profitto che mi obblighino a disinvestire per accedere alla riserva. In pratica i soldi in più non devono essere immediatamente disponibili e di facile accesso, così da evitare utilizzi impropri.

Come detto già più volte questo lavoro è un gioco sottile di equilibrio psicologico e di strategie atte a preservarlo, e questo ne è un esempio concreto.

La gestione di una Bad Run

Per essere in grado di superare una Bad Run è essenziale analizzare dati storici del proprio lavoro. A partire da quelli si può definire il corretto rapporto tra stake e budget a disposizione.

E di conseguenza tutelarsi rispetto alla paura di finire il budget.

Devo però sottolineare che, al di là dei concreti dati storici, la paura di finire il budget è legata a doppio filo al mio modo di reagire a una bad run. 

I dati storici, infatti, indicano quanto, in media, la mia strategia mi espone in termini di varianza ed errori di valutazione, che fanno assolutamente parte dal gioco. Tuttavia non offrono tutela rispetto al rischio che, a fronte a una bad run, io non riesca a mantenere il controllo ed esponga il mio bankroll impreparato ad una serie negativa più ampia del normale.

In quel momento la strategia non conta nulla ed è tutta questione di lucidità e di tenuta psicologica. Non bisogna perdere la brocca, mai, perché lì in quel momento risiede il vero pericolo di vanificare un’intera stagione. Oppure peggio: fare un downgrade della propria crescita professionale davvero difficile da gestire.

Stagione dopo stagione ho codificato una personale modalità di gestione di questo momento, il momento in cui mi accorgo di essere in serie negativa. Già al secondo esito negativo consecutivo inizio a mettermi in allerta, mentre al terzo avvio già il mio personale piano di emergenza:

Un breve pausa

Quando entro in serie negativa, conta solo uscirne. Non conta il saldo mensile, non conta il budget annuale, non conta il come o il perché ci sono dentro e delle motivazioni che mi hanno portato a fare 3 errori consecutivi. 

Che si tratti di varianza o che siano errori di valutazione conta zero. Bisogna solo uscirne, e il primo passo è una breve pausa.

La pausa dev’essere breve, basta un giorno, utile solo per interrompere il flusso negativo e ricaricarsi di energia positiva con un bel concerto all’aperto, una bella cena con amici o uno spettacolo divertente a teatro.

Pause troppo lunghe ho visto che mi staccano troppo dal momento e dall’obiettivo di uscire dalla serie negativa, generando a volte un effetto contrario a quello desiderato.

Dalla pausa alla concentrazione sul movimento successivo

La mattina seguente al giorno di pausa mi sveglio con un solo pensiero in testa, il prossimo movimento, la prossima scelta.

È fondamentale, come detto, interrompere il flusso con il successivo movimento che dovrà essere scolastico, elementare, provato e codificato dal punto di vista strategico. Niente “colpi di testa”, niente varianti ai movimenti ordinari, quello non è il momento di fare l’artista.

È meglio lasciare le variazioni sul tema per le fasi di good run e conseguente flow positivo. In quel momento mi sento come Nadal di cui ammiro la straordinaria capacità di ragionare momento per momento e di resettare alla fine di ogni punto giocato. 

Allo stesso modo nulla deve deconcentrarmi dal prossimo movimento.

Iniezioni di logica

Delle iniezioni di logica parlerò successivamente in un articolo dedicato, al momento è importante sottolineare quanto, a maggior ragione in questo momento, sia importante dotarsi di un linguaggio positivo. Sia nella comunicazione verso l’esterno, sia nel proprio dialogo interiore, ancora più delicato e pericoloso.

Come afferma Paolo Borzacchiello, uno dei miei autori preferiti, uno dei massimi esperti di intelligenza linguistica applicata al business  , “Noi pensiamo in base a come parliamo”.

Va da sé che un linguaggio negativo in questo momento possa essere particolarmente deleterio e possa indirizzare i miei pensieri verso una scelta errata oltre che verso il proseguimento della serie negativa.

Quando rifletto su questo concetto, penso sempre ad un mio amico che, tempo fa, quando guardavamo insieme una partita e c’era un calcio di rigore iniziava a ripetere “adesso lo sbaglia, adesso lo sbaglia, figurati se ho fortuna”. E puntualmente il rigore finiva sul palo. Ecco, questo è proprio un esempio di come la propria comunicazione possa diventare un serio ostacolo!

All’interno di una bad run se non si assume il controllo del processo, dei propri pensieri e del proprio linguaggio, si possono commettere errori che mai ci saremmo sognati di compiere.

E molto dipende da come parliamo a noi stessi, dai messaggi che inviamo al nostro cervello e all’ambiente esterno.

Sincronicità e sport trading

Sincronicità e sport trading

Introduzione

Nell’ampio universo della sincronicità, è affascinante osservare come esperienze, letture e percorsi in campi diversi possano improvvisamente convergere su temi simili. Tempo fa, mi sono imbattuto in un libro straordinario, scritto da una fisica, che, sebbene impregnato di matematica e sistemi complessi, raccontava una storia che spaziava dalla fisica alla psicologia. È così che ho iniziato ad approfondire il fenomeno della sincronicità.

Il libro citato, “Ogni cosa è collegata”,  offre uno sguardo intrigante sul concetto di interconnessione tra eventi apparentemente distanti. Questa visione, che abbraccia la fisica quantistica e la psicologia, mi ha spinto a esplorare ulteriormente la natura misteriosa della sincronicità.

Quando fisica e psicologia si mescolano

I fisici Alain Aspect, John Clauser e Anton Zeilinger hanno vinto il Premio Nobel per la Fisica 2022 per esperimenti che hanno dimostrato la profondamente strana natura quantistica della realtà. I loro esperimenti hanno stabilito collettivamente l’esistenza di un bizzarro fenomeno quantistico noto come “entanglement“, dove due particelle ampiamente separate sembrano condividere informazioni nonostante non abbiano modo concepibile di comunicare. Questa scoperta rivoluzionaria ha evidenziato ulteriormente il concetto di interconnessione e ha alimentato la mia curiosità verso la sincronicità.

Così ho iniziato ad esplorare questo concetto da molteplici prospettive: ogni sera, prima di addormentarmi, annoto la magia e le coincidenze accadute durante il giorno. Ciò mi ha portato a notare che, anche se gli eventi possono sembrare casuali, spesso non lo sono affatto. L’osservazione attenta e la registrazione di queste esperienze mi hanno permesso di cogliere i fili invisibili che legano gli eventi della mia vita, aprendomi a una comprensione più profonda della sincronicità. La pratica del journaling in effetti aiuta qualunque professionista su diversi fronti:

  • Analizzare con precisione quanto accaduto, sia in ambito personale che professionale
  • Riflettere su eventuali correttivi o modifiche
  • Trovare nuovi stimoli e spunti
  • Ricordare quanto accaduto, sia di positivo che negativo.

Questo esercizio quotidiano ci incoraggia ad essere più attenti, a prestare maggiore attenzione agli eventi che ci circondano. 

Sincronicità e sport trading

Ma come si manifesta la sincronicità nel mondo dello sport o nel mio lavoro? Spesso, da una semplice sessione di brainstorming casuale, può emergere un’opportunità inaspettata, aprendo la strada a nuove possibilità.

Tutto ciò mi ha portato a riflettere sul processo decisionale. Da un lato, c’è l’esperienza e l’analisi razionale, ma dall’altro non possiamo ignorare l’effetto della sincronicità, quel valore aggiunto che bilancia naturalmente il processo decisionale. È come se fossimo predisposti ad accogliere le opportunità che si presentano. 

Parlare del processo decisionale è fondamentale quando si esplora la sincronicità, poiché le decisioni che prendiamo influenzano direttamente gli eventi che accadono intorno a noi. Il processo decisionale è complesso e coinvolge una serie di fattori, tra cui l’esperienza passata, le conoscenze acquisite, le emozioni e l’intuito.

In particolare, nel mondo del trading sportivo, il processo decisionale riveste un ruolo cruciale. I trader professionisti devono prendere decisioni rapide e informate in un ambiente altamente volatile e competitivo. Oltre alla valutazione delle probabilità e delle tendenze del mercato, i trader devono anche considerare fattori psicologici come la fiducia in se stessi, la gestione dello stress e la capacità di adattamento alle circostanze mutevoli.

La sincronicità può intervenire in questo processo, portando opportunità inaspettate o offrendo segnali intuitivi che possono influenzare le decisioni dei trader. La combinazione di analisi razionale e apertura alla sincronicità può contribuire a migliorare le performance e ad ampliare le prospettive nel trading sportivo professionale.

Conclusioni

Ricordiamoci di essere come il fiume, fluidi nelle nostre decisioni, poiché talvolta sono proprio le migliori decisioni a venirci incontro, in maniera del tutto inaspettata. Nuovi progetti, idee, stimoli arrivano da qualunque ambito e sta a noi accoglierli per trasformarli in qualcosa di produttivo nel lavoro.

Apriti al flusso della sincronicità e lasciati sorprendere dalle meraviglie che il destino ha in serbo per te. 

Paura del fallimento

Paura del fallimento

Conosco bene la paura del fallimento, perché conosco bene anche il fallimento, e le sue perverse implicazioni psicologiche.

Era il 2008 e vedevo morire il mio primo progetto imprenditoriale, iniziato in pompa magna soltanto 2 anni prima. 

Tecnicamente non è stato proprio un fallimento, bensì la messa in liquidazione volontaria di una società di capitali che aveva avuto un grosso problema finanziario dovuto a cause esterne. Quindi il sottoscritto non aveva neanche una responsabilità diretta.

Nonostante questo l’ho vissuto ai tempi come il peggiore dei fallimenti e ancora adesso conservo vivide nella mia memoria le sensazioni di quegli anni.

Il contesto sociale di provenienza che ti condiziona 

A mio avviso il problema legato alla paura del fallimento è prima di tutto educativo, culturale e legato al contesto sociale di provenienza. In Italia se ti va male un’azienda sei bollato a vita, non sei degno nemmeno di avere in concessione un bancomat per la gestione ordinaria delle tue finanze. Insomma sei finito, o questo è quello che vogliono farti credere.

E poi ci sono le aspettative di chi ti circonda, di chi credeva che fossi infallibile, di chi sperava che non ce l’avresti fatta, di chi non ti guarda più con gli stessi occhi di prima.

Tutto normale in una cultura permeata dai fondamenti della religione cristiana, basata sul perenne senso di colpa e sudditanza rispetto a chi c’è sopra.

Devo dire che per un ragazzo di 27 anni, nato in Italia con origini popolari, è stata davvero dura e mi sono portato dietro i dettami di questo clima soffocante per tanto tempo. 

Se fossi nato (o anche solo cresciuto/vissuto) negli Stati Uniti sarebbe stato molto diverso, poiché nel loro contesto sociale e imprenditoriale il fallimento è considerato un prerequisito fondamentale per il successo. 

Oltreoceano il fallimento rappresenta una concreta occasione di apprendimento e se non hai fallito almeno una volta non puoi avere successo.

Oggi a distanza di 15 anni posso confermare tutto questo: gestisco 3 aziende, ho tanto tempo libero, posso scegliere liberamente dove vivere e soprattutto ho realizzato il mio sogno. Sono diventato un professionista in questa favolosa attività, lo Sport Trading, che rappresenta la mia passione ma anche la mia libertà, in tutto e per tutto.

Per superare tutto questo però è stato necessario allontanarmi da dove sono cresciuto, dal luogo del (presunto) delitto, dedicarmi alla crescita personale, lavorare su me stesso e arricchire i miei orizzonti di altri mondi e altri modi di pensare.

Il fallimento come opportunità di crescita

Il fallimento è parte del processo di crescita e, salvo casi rarissimi, è inevitabile per chi prova a non accontentarsi, a crescere uscendo dalla propria area di comfort. E quello che impari reagendo ad un’esperienza di questo tipo non lo trovi su nessun libro.

Thomas Edison diceva: “Non ho fallito. Ho solamente provato 10.000 metodi che non hanno funzionato”.

E questa frase la dice lunga sulla differenza tra l’approccio americano e quello europeo.

Secondo il mio parere il concetto di fallimento tocca una leva differente, e ancora più profonda rispetto al rapporto con gli errori. Una leva che sentivo bruciare negli sguardi altrui cambiati o nelle offerte compassionevoli di supporto, con annessa soddisfazione per il mio dissesto finanziario.

Riguarda il rapporto con te stesso, e con la definizione di quello che sei.

Etichette sociali e fallimento

Viviamo in un mondo abituato ad affibbiare delle etichette, a partire dal proprio nome e dal proprio cognome, fino alla professione e al ruolo sociale.

Io sono Davide.

Io sono Renna.

Io sono Imprenditore.

Io sono Figlio.

Io sono Marito.

Io sono Fallito.

Semplici etichette. Ma io non sono niente di tutto questo.

Il mio nome non mi rappresenta, non l’ho scelto io. È un bel nome, ma è comune a molti con cui non ho niente a che fare. È qualcosa che possiedo, non qualcosa che sono.

Il mio cognome men che meno, perché a differenza del nome, mi piace ancora meno. Quanta importanza è stata data in passato al cognome, importanza esagerata perché la storia insegna che i legami di sangue vogliono dire poco o niente. Sicuramente non ho in comune nulla con gli altri Renna, anche qui il cognome è qualcosa che possiedo, non qualcosa che sono.

Io sono un Imprenditore? Quindi non posso essere un Trader? Oppure uno Scrittore? 

Non è vero. L’attività imprenditoriale è qualcosa che faccio, così come faccio tante altre cose, non qualcosa che sono.

Io sono un Figlio e Marito? Oddio, se mia madre leggesse queste righe sarei direttamente responsabile del suo innalzamento di pressione.

Mi spiace ma anche in questo caso rifiuto di farmi etichettare. Si tratta di due ruoli che amo fare ma che non rappresentano in modo irrevocabile quello che sono. Non certo per diritto acquisito dal fatto che sono nato da una mamma o ho deciso di sposarmi, ma solo dal piacere che provo nell’avere quel determinato ruolo.

Fallimento e percezione di sé

E veniamo quindi al Fallimento e alla paura del fallimento. 

Come potrei mai sentirmi un “fallito”, quando non mi sento un Davide, un Renna, un Imprenditore, un Figlio o un Marito?

Il Fallimento è un’esperienza che fai, dura ma preziosa, ma che non segna quello che sei. Siamo molto più di crude etichette sociali.

E a maggior ragione non siamo il nostro passato. Il passato non ci determina se non lo vogliamo, possiamo cambiare strada quando e come vogliamo. Il futuro è determinato dai nostri desideri, non certo da quello che abbiamo fatto (e che non siamo).

Questo è il più grande insegnamento di questi ultimi 15 anni in cui ho dovuto fare i conti con una delle esperienze più forti della mia vita.

Per questo motivo oggi mi approccio a qualsiasi attività che inizio con la serenità di chi sa che fallire è un’eventualità, esattamente come avere successo. E nel caso mi farà capire come fare meglio la volta successiva.

E in ogni caso non intaccherà la visione e la percezione di chi sono.

A proposito, ma se non sono tutte quelle etichette, alla fine chi sono?

Io sarò quello che sarò, diceva qualcuno.